CHE COSA SI INSEGNA

Fondamentalmente siamo un gruppo di persone, di artisti marziali, che vive insieme alcune ore per un periodo di tempo più o meno lungo, nella cultura che noi stessi costruiamo. Come accresciamo questa cultura - il modo in cui sviluppiamo la comunicazione, come ci occupiamo delle nostre persone - significa molto.
Significa, in una "Scuola di Arti Marziali Orientali e Formazione Guerriera" ovviamente occuparsi di combattimento. Significa occuparsi di tecniche finalizzate, ovvero strumenti utili all'acquisizione di alcune caratteristiche fondamentali per qualsiasi artista marziale:

padronanza psicomotoria (attività multipla e simultanea)

potenza esplosiva

sensibilità

senso dello spazio/tempo

 

Occorre che le tecniche siano le più varie possibili, coprano il più ampio spettro di occasioni che si pongono in uno scontro, ma, soprattutto, occorre che, attraverso esse, si addestrino le qualità succitate.
In quest'ottica, appare chiaro come l'insistenza sulle tecniche: calci, leve, pugni, schivate, ecc. sia vuota, fasulla, se allenata come fine e non come mezzo.
La possibilità di uscire da uno scontro “non perdenti” è data dalle quattro qualità esposte in precedenza, più che dalla conoscenza di un pugno o di una leva.

Diciamo di più. Diciamo che queste qualità, unitamente a consapevolezza (so chi sono ed in che conteso sono) e responsabilità (mi assumo in pieno la responsabilità individuale di quello che faccio) sono comunicate attraverso principi e non dogmi o tecniche preconfezionate.

E' un po’ come nei racconti zen, dove si rimarcava la differenza tra insegnare a pescare e dare pesci.

Se invece di far lavorare su tecniche specifiche, si danno dei principi universali su cui si basa la pratica, per esempio intercettare con i gomiti e colpire con i gomiti (intendo dire: indirizzare ogni movimento a partire dal centro e passando poi per i gomiti) puoi  anche non insegnare certi aspetti, puoi non essere ossessionato dalle mille tecniche da memorizzare, perché il praticante potrà ricostruire il suo percorso, quello di cui ha bisogno, a partire dai principi che ha assimilato. Così saprà intercettare  a mano nuda o tagliare con il coltello, entrare nella guardia del partner o proteggere la sua stessa guardia, ecc. semplicemente partendo dai principi.
I mezzi adeguati al fine: questo il leit motiv di un buon addestramento.
Questa e solo questa pratica (Jitsu, il sapere tradotto in azione) è, allora, terreno fertile per Do, la Via, il vivere equilibrato dell'uomo di conoscenza.