Giugno — Luglio — Agosto — Settembre 09

Il Cibo, come al solito, è delizioso; la compagnia serena, intelligente, aperta al confronto. Poi, sorseggiare ottimo vino bianco, affondare i denti nella tenera carne di pesce, mentre la luna giganteggia sullo sfondo nero del cielo, illuminando l’agitarsi delle acque che si increspano a pochi metri dal nostro tavolo … è ben altra cosa che cenare a Milano, schiacciati dalle case grigie ed assediati dalla muta carovana di auto addormentate lungo il ciglio della strada.
Uno spezzone delle mie vacanze d’Agosto, ospite dell’amico, allievo e Maestro Valerio, gran capo del DAO di San Benedetto del Tronto (AP).
Molti sono gli spunti di riflessione che mi arrivano ….
Quel simpatico Maestro di mezza età ( ex Karate, ex Thai Boxe e Full Contact), quei giovani aitanti e freschi di energia fisica (uno karateka e Tai Chi Chuan man, l’altro ex Kali e Silat, ora Krav Maga) che, a lezione individuale o nelle collettive, approfittando del mese di vacanza, attingono dal M° Valerio sapere marziale. Con esso, scoprono il loro personale sapere fisicoemotivo, il “come” formarsi al conflitto, il “come” attraversare da adulti autodiretti il loro tempo di vita.
Gli intensi momenti di Katana a due con Valerio; ma anche il Seminario collettivo nel solito stupendo “eremo” di Montedinove, incastonato tra le colline verdi e forti, come pure il ritrovarsi per foto, con Gilda e l’effervescente Simona, tra le mura di un castello diroccato a picco sul mare.
Ecco, anche queste esperienze, questi incontri, mi mostrano l’originalità del nostro praticare Arti Marziali.
Una pratica (jutsu) molteplice, in continuo divenire, che si esplicita e si trasforma nell’alveo della nostra Scuola come essa è nelle sue diverse ramificazioni, ma alla portata dell’intera comunità marziale e di chi, in essa, cerchi risposte personali, cerchi il proprio sapere del profondo.
Non mi stancherò, anche da queste pagine, di ribadire la nostra distanza da chi propone / impone modelli, gesti, riti: quello stile, quelle codificazioni, quei riti, quelle etichette, quei segni…
Essi dimenticano (volutamente o è semplice ignoranza ?) che non esiste modello che abbia validità descrittiva generale e metacontestuale.
Ogni modello è culturalmente / storicamente determinato. Ha senso solo all’interno del contesto (antropologico, sociologico, di costume) in cui è nato, in riferimento a bisogni e progetti della comunità che gli ha dato vita.
Tanto meno i riti si possono improvvisare.
Qualsiasi antropologo può spiegare con quanto discernimento e precisione le pratiche rituali prendono forma aderendo a ritmi spaziotemporali, a linguaggi corporei, a determinati simbolismi, per poter assolvere al loro ruolo di ponte tra profano e sacro.
Eppure, a mia conoscenza / esperienza, nella comunità marziale si affollano pomposi praticanti e Maestri, di spada giapponese, di “Nei Gong”, di Wing Chun, ecc. tutti presi a “spaccare il capello in quattro”, a litigare per difendere la purezza di un gesto e “scomunicare” l’eresia praticata nel … pollaio accanto, la cristallina tradizione doc dell’unico modo “tradizionale” per allacciare l’hakama o ““riempire il campo di cinabro” (!?!?), a imporre smoccolamenti in romanescogiapponese o bergamascogiapponese, in genovesecinese o in venetocinese …. che se non si “smoccola così” mica è tradizionale !!
Brrrrrrr ……… meglio non occupare queste preziose pagine del nostro Shiro con la loro arroganza e supponenza e … ignoranza (voluta o meno) di come vanno le cose nel mondo.
In un mondo dove è il meticciato il motore della vita, dove ogni forma artistica umana vive di cambiamenti e rotture col passato:
la tromba elettrica di Miles Davis e l’ancheggiare di Elvis Presley,
La merda d’artista di Manzoni e le tele tagliate di Fontana,
per restare nel secolo scorso e non scavare nei secoli passati.
Per non parlare del controverso Judo di Jigoro Kano; dell’introduzione dello shinai e, con lui, del Kendo nel mondo del katana giapponese; delle mistiche visioni (allucinazioni ?) di O Sensei Ueshiba, il padre dell’Aikido; del Karate a contatto pieno del M° Oyama, il Kyokushinkai; del Full Contact made in U.S.A.; del Jeet Kune Do di Bruce Lee; dello Yi Quan di Wang Xiangzhai; dei litigi e delle scomuniche che, per anni, hanno squassato il mondo di “Koryu”, Scuole Tradizionali di spada, come Katori Shinto Ryu e, nella stessa, dell’introduzione, decisa in questi anni (!!), dei gradi / cinture; degli anatemi vari in seno alla Kashima Shin Ryu, ecc. ecc.
Pretendono di essere la purezza. Va bene. Ma che non pretendano di imporla a chi la purezza nemmeno la cerca. Si chiedano, piuttosto, cosa loro rode (manca ?) dentro per pretendere di ergersi a censori di ogni altro fare. A loro la purezza, la certificazione D.O.C. A noi l’impurità del vivere qui ed ora.
Comunque, anche a loro vada il mio abbraccio: anche loro fanno parte della grande ruota, anche loro hanno un senso nelle immani onde del Tao. Semplicemente, essi non sono noi. Essi frenano ed adorano la superficie e accusano e scomunicano la diversità, laddove noi esploriamo e scendiamo nel sapere del profondo e chiediamo invece la libertà (e la responsabilità) di ogni agire.
Le Arti Marziali, per noi dello Z.N.K.R., non sono da meno del … quotidiano vivere di tutti i giorni da secoli e secoli a questa parte.

“Non mordermi il dito, guarda dove indica”
(W. S. McCulloch)

Il Maestro disse: Colui che conosce il Senso dei mutamenti e delle trasformazioni conosce l’agire degli dei
(Ta Ciuann — Il Grande Trattato)